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B.V. del Santuario

"La Rotonda"

Pumenengo

Narra la storia che il 24 maggio 1585, quasi un secolo e mezzo dopo l'apparizione della B. Vergine a Caravaggio, avvenuta come è noto il 26 maggio 1432, ad un sordo muto di Calino, trasferitosi da poco a Pumenengo e di nome Zamboni Francesco, apparve la Madonna, e gli impose di invitare il proprietario del fondo, conte Francesco Barrbò, di erigerLe un tempio dove allora esisteva una semplice cappelletta campestre.

Il sordo muto, riacquista improvvisamente la favella, compiva la celeste missione comprovando in se stesso la verità di quanto asseriva; onde il piissimo Signore, convinto, si affrettava ad effettuare il desiderio della Vergine Santissima, e a tre anni (nel 1588) col concorso del conte Antonio Secco, uno dei Condomini di Calcio e con le offerte del popolo di Pumenengo, dava costruito il sacro edificio.

La Madonna mostrò subito di gradire tanta prontezza nell'aderire al suo volere col concedere molte grazie, delle quali stavano a testimoniare centinaia di tavolette votive che ornavano le pareti del tempio.

La pietà e la munificenza della Nob. Famiglia Barbò, patrona del magnifico tempio, lo aveva pure fornito abbondantemente di dote e lo restaurò più volte. Nel 1873 il conte Giacomo, riparatolo a nuovo, vi aggiungeva sulla sommità della cupola una statua dorata che il tempo in breve consumò perché di materiale non resistente. A tutti è noto il doloroso abbandono in cui fu lasciato il Santuario durante la guerra e nell'immediato dopoguerra. Dopo 10 anni di pratiche laboriose, nel gennaio 1932, il Parroco e la Fabbriceria ebbero la consolazione di firmare un istrumento in forza del quale la Nob. Famiglia Barbò disponeva un capitale per la riattazione del tempio e per un parziale adempimento degli oneri di culto, rinunziando altresì a qualunque diritto di patronato.

Nello stesso anno la R. Sovraintendenza dei monumenti di Milano procedeva alle opere di restauro con generoso concorso dei fedeli, i quali vollero pure il tempio sormontato da nuova statua della Vergine in rame dorato a perpetuo ricordo della rivendicazione del Santuario di Lei.

Ora, dalla riconoscente gratitudine del popolo per le grazie che la Divina Madre ha di nuovo ripreso a dispensare, si attende il concorso alla riparazione dei preziosi affreschi della cupola e dei cornicioni a stucco deperiti assai per le filtrazioni avvenute nel lungotempo della desolazione.