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B.V. di Fontanafredda

in Miceno

Questa Chiesa alla quale oggi veniamo come a parrocchiale e che, da una sorgente vicina d'acqua fresca e pura si chiama Fontanafredda, non esisteva alla fine del secolo XV, ma v'era una "Maestà" sul mezzo della quale, un ignoto pittore aveva raffigurata l'immagine della beata vergine col Bambino. Davanti a quella, la buona gente veniva a pregare e la Madonna ascoltava le voci di quei popolani, ed esaudiva i loro desideri. Anche una fanciulla sordomuta, pascolatrice d'un branco di pecorelle, veniva a balbettare le sue preghiere; aveva il cuore semplice e puro e la Madonna che ama le giovinette modeste, si degnò di scendere dal cielo e si fece vedere alla pastorella, in forma di bella signora, vestita di bianco. "Vuoi donarmi un agnellino bianco ?" essa le chiese; e la fanciulla, che prima non udiva le voci del mondo, intese bene la domanda della candida signora, mosse le labbra per rispondere e le parole, che mai aveva proferite, uscirono dalla bocca perfette e sonanti. La giovinetta, meravigliata di sentire a se d'intorno i sussurri delle cose, il canto degli uccelli, il suono della sua propria voce, rimase come incantata e fissava i suoi grandi occhi puri e degni di vedere la madre di Gesù, nella piccola nicchia dov'era l'antica pittura. Ma la Signora era scomparsa e rimaneva la sola sua effige. La pastorella allora corse a casa e parlò: "La Vergine mi ha domandato un agnellino bianco" essa disse, e tutti i  suoi rimasero stupefatti a sentire quelle parole, dette con voce franca. "Ha parlato ed ora ci sente, la nostra figliuola" dissero i genitori: "Miracolo! miracolo!". La fama del prodigio si diffuse nel popolo di Miceno e nelle ville confinanti. In seguito a quel fatto, la "Maestà" divenne luogo venerato; la gente vi accorse più numerosa di prima e desiderò che la bella immagine della Madonna, venisse luogo venerato; la gente vi accorse più numerosa di prima e desiderò che la bella immagine della Madonna, venisse allocata in un fabbricato coperto, e sottratta ai danni del vento e della pioggia; venne eretto l'oratorio di Fontanafredda verso il 1600, e fu tanto grande e bello da meritare il nome di "magnifica chiesa" come lo definirono nel 1625, i massari ed i consiglieri del Comune di Miceno che diedero notizia dell'erezione al duca di Modena. Innalzata la Chiesa, il popolo volle che vi fosse trasportata la devota pittura dell "Maestà", che raffigurava la Beata Vergine, ma era impresa difficile levare l'intonaco, che al sol tocco delle dita sgretolava. Venne chiesto il parere d'un ingegnere, ma costui sentenziò ch'era impossibile levare l'immagine senza distruggerla; i massari ricorsero allora la capomastro muratore, Giacomo Ricci di Montecuccolo, il quale venne, osservò il muro e la pittura, e disse che "a lui bastava l'animo di levare la muraglia da fondamenti sebbene ruinosa e trasportarla senza una minima lesione nella chiesa"; e cosi fece con soddisfazione di tutti. Ruinata la Chiesa parrocchiale per vetustà, gli abitanti di Miceno l'abbandonarono e dal 1919, si recarono alle sacre funzioni nell'Oratorio di Fontanafredda, come i loro padri facevano, alla chiesa del Castello.